Capaccio (SA). Paestum. Necropoli di Spinazzo. Tomba 123/20120. Lastre dipinte

Necropoli Spinazzo_4
Tipologia bene restaurato
Edilizia - Rivestimenti e pavimentazioni - - Lastra
Regione
Campania
Provincia
Salerno
Comune
Capaccio - Paestum
Localizzazione specifica
Museo Archeologico Nazionale di Paestum, deposito tombe dipinte
Coordinate geografiche
Lat. 40° 24’ 55,52”N Lon15° 1’ 7,17” E (coordinate della tomba)
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino Benevento e Caserta
Tipologia intervento
Restauro
Anno/i campagna/e di restauro
2011-2012
Responsabile di cantiere
Raffaele Cantiello, operatori Raffaele Cantiello; Pietro Stasi; Francesco Marino
Responsabile scientifico
Marina Cipriani
Datazione bene restaurato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene restaurato: A
899 a.C. - 200 a.C.

Descrizione

Tomba a semicamera dipinta con copertura a doppio spiovente

Lastra N: Corteo di donne (fig.1)

Lungh. cm 214 alt. cm 132 sp. cm 22

Necropoli Spinazzo_1

Fig.1. Tomba 124. Lastra Nord durante il restauro

Lastra S: Corteo di cavalieri (fig.2)

Lungh. cm 225 alt. cm 132 sp. cm 27

Necropoli Spinazzo_2

Fig.2. Lastra Sud durante il restauro

Lastra E: Ritorno del cavaliere

Lungh. cm 152 alt. cm 190 sp. cm 22

Lastra O: Nereide (figg.3-4)

Lungh. cm 151 alt. cm 190 sp. cm 16

Necropoli Spinazzo_3

Fig.3. Lastra Ovest prima del restauro

Necropoli Spinazzo_4

Fig.4. Lastra Ovest durante il restauro

STATO DI CONSERVAZIONE:

Supporto: La cuspide della lastra O presenta una frattura con parti distaccate. La parte inferiore della lastra E risulta composta da 2 pezzi, mentre la cuspide presenta una frattura centrale con lacuna nella parte terminale. Le lastre E ed O presentano fenomeni di decoesione e frammentazione della pietra.

Intonaco: Lo strato preparatorio presenta fenomeni di decoesione, con conseguente caduta di materiale. L’intonaco presente sulle lastre della tomba, depredata del corredo, presenta numerosi danni dovuti all’azione dei clandestini.

Pellicola pittorica: Fenomeno comune a tutte le lastre è la decoesione che interessa, oltre l’intonaco, anche la cromia. Ampie incrostazioni dovute alla presenza di acqua di falda inglobano o coprono il colore, sotto il quale l’intonaco è estremamente poroso e fragile. Sopra gli strati di concrezioni sono presenti depositi terrosi, strati di terra argillosa o fango essiccato. Sono riscontrabili incrostazioni biologiche mineralizzate di colore marrone che celano le immagini.

INTERVENTO:

Pulitura e consolidamento del supporto litico: Effettuata con acqua distillata, spazzolino e consolidante acrilico, ha interessato bordi e retro delle lastre.

Prepulitura: Sulle superfici dipinte la rimozione dei depositi incoerenti, polvere e terra di scavo, è stata effettuata con pennelli morbidi e/o spugne tipo Wishub e con acqua distillata applicata con velo di cellulosa.

Consolidamento struttura cristallina e intonaco:

Effettuato con l’estere dell’acido silicico, l’assorbenza è di 1Lt/m2.

Riadesione dei distacchi dell’intonaco: I difetti di adesione dell'intonaco (scagliature, rigonfiamenti, ecc.) sono stati trattati con infiltrazioni di emulsioni acriliche.

Consolidamento pellicola pittorica: A garanzia della protezione delle cromie è stata applicata una mano di resina acrilica disciolta in solvente a basse percentuali.

Riadesione frammenti e riassemblaggio supporto litico:

Il riassemblaggio ha seguito la fase di consolidamento dell’intonaco e del colore. Il sistema di vincolo fra le parti è stato effettuato con perni in vetroresina (lato E: 2 perni diam. 18 mm; lungh. 80 cm, lato O: 2 perni di diam. 18 mm, lungh. 50 e 80 cm), inseriti in fori praticati nel travertino, fissati con la stessa resina epossidica.

Pulitura: La pulitura ha alternato mezzi meccanici a mezzi chimici ed è stata completata con l’estrazione dei sali solubili residui. Le concrezioni, di natura prevalentemente carbonatica e biologico-mineralizzata, devono la loro coesione al reticolo cristallino di carbonato, lo stesso che tiene insieme intonaco e colore. La pulitura è stata eseguita con metodi meccanici, ricorrendo a solventi chimici per indebolire la struttura superficiale carbonatica che fissa la concrezione. La pulitura, finalizzata alla conservazione/lettura delle immagini, non si è spinta a rimuovere totalmente ogni elemento estraneo alla materia originale. Il colore in molti punti è inglobato nella pellicola superficiale distaccata dal sub-strato.

Stuccature: Stuccatura della pietra, per integrare parti del travertino totalmente degradate o in frattura, integrando il minimo necessario senza alterare le volumetrie originarie; stuccatura di lacune provocate da fratture dell’intonaco, effettuata con un minimo di sottolivello, con funzione di sostegno dello strato preparatorio dell’intonaco al fine di bloccarne la disgregazione.

Integrazione cromatica: Limitata a leggere equilibrature dei fondi in corrispondenza di abrasioni o piccole mancanze, per favorire la lettura dei dipinti.

Protezione finale: Stesura a pennello di un sottile film protettivo di resina acrilica in solvente al 3%, limitata ai colori.

Documentazione: documentazione fotografica digitale prima, durante e dopo il restauro, generale e particolare.

Raffaele Cantiello