Varignano Vecchio (SP), area archeologica. Restauro e valorizzazione della cisterna romana

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Tipologia bene restaurato
Infrastruttura idrica - cisterna
Regione
Liguria
Provincia
La Spezia
Comune
Porto Venere
Localizzazione specifica
Varignano Vecchio
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria
Tipologia intervento
Restauro
Tipologia finanziamento
MiBAC Piano Nazionale dell’Archeologia (D.M. 24.04.06)
Entità finanziamento
Euro 500.000,00. L’importo è relativo al secondo lotto funzionale “Completamento del restauro conservativo, recupero funzionale e sistemazioni esterne della cisterna romana“ nell’ambito del “Progetto per la fruizione e l’apertura al pubblico dell’area archeologica della villa romana” redatto dalla Soprintendenza per i beni Archeologici della Liguria e del quale è stato completato solo uno dei tre lotti previsti
Anno/i campagna/e di restauro
1993-1995; 2007-2009
Responsabile di cantiere
Melissa Palsitti, Cooperativa Archeologia Firenze
Responsabile scientifico
Giorgio Rosati, Lucia Gervasini, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria
Datazione bene restaurato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene restaurato: A
199 a.C. - 476 d.C.

Descrizione

L’intervento di recupero e restauro conservativo è stato condotto sulla cisterna della villa romana del Varignano Vecchio, edificata edificata nell’ambito di importanti ristrutturazioni che interessano diversi settori della villa (metà I secolo d.C. - II fase), la pars fructuaria e il quartiere residenziale del dominus, dove si allestisce un balneum padronale (fig. 1).

Varignano Vecchio_planimetria II fase

Fig. 1 Varignano Vecchio. Planimetria della II fase

L’edificio, del tipo “a pilastri”, è edificato parzialmente fuori terra e irrigidito lungo il perimetrale sud da sette contrafforti (fig. 2).

Varignano Vecchio_Contrafforti lungo il muro perimetrale sud

Fig. 2 Varignano Vecchio. I contrafforti lungo il perimetrale sud

L’interno si articola in due navate rettangolari delle dimensioni interne di m 18,50x4,20, coperte da volte a botte e separate da un muro centrale nel quale si aprono cinque archi (fig. 3).

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Fig. 3 Varignano Vecchio. Archi del muro centrale

La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria avvia, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, una serie di interventi di salvaguardia del monumento preceduti da azioni di tutela che si estrinsecano nell’acquisizione del bene e dei terreni circostanti attraverso l’esproprio. L’edificio, da sempre emergente, viene adibito sicuramente a partire dal XIV secolo ad abitazione con vari riutilizzi e manomissioni, anche importanti, delle antiche strutture romane. Le attività diagnostiche e propedeutiche al progetto di restauro hanno consentito di avviare un’approfondita analisi delle strutture evidenziando e riconoscendo tutti gli interventi e le alterazioni apportate dall’uomo nel lungo periodo del riuso, protrattosi fino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso (fig. 4).

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Fig. 4 Varignano Vecchio. L’interno adibito ad abitazione

Il progetto, condiviso dall’Istituto Centrale per il Restauro, ha preso avvio nel 1989 a seguito del programma di ricerca “Prevenzione del patrimonio culturale dal rischio sismico”, promosso e finanziato dal MiBAC (D.M. 20.07.1988) a seguito delle problematiche e criticità scaturite dagli eventi sismici del 1980 avvenuti in Irpinia. Lo studio ha definito le caratteristiche tecnologiche e statiche di alcune strutture voltate di età romana in Liguria, individuando gli interventi finalizzati ad aumentare il gradi di sicurezza nei confronti di eventuali eventi sismici. La cisterna è stata pertanto individuata come il monumento sul quale intervenire secondo linee programmatiche finalizzate al recupero strutturale e conservativo. La prima fase, diagnostica, è stata caratterizzata da una serie di indagini di tipo interdisciplinare; la progettazione vera e propria del restauro è stata preceduta da:

1.       esecuzione di rilievi grafici e fotografici con mappatura dei fenomeni di degrado;

2.       indagine stratigrafica delle unità murarie;

3.       analisi minero-petrografica di campioni di malta e intonaco;

4.       indagini geognostiche;

5.       analisi statica del comportamento della struttura;

6.       monitoraggio delle lesioni strutturali con letture  bimestrali per un anno.

A conclusione di questa fase si è proceduto all’avvio dei restauri di pronto intervento cautelativo degli intonaci (preconsolidamento adesivo di emergenza) concomitanti al ripristino della vasta lacuna della volta a monte, parzialmente crollata, e della realizzazione di una nuova copertura della volta a valle, completamente mancante. I lavori si sono svolti fra il 1993 e il 1995 (L. 145/92 e successivi rifinanziamenti) e hanno riguardato prevalentemente l’integrazione e la ricostituzione delle volte. Sulla volta a monte, parzialmente conservata, si è intervenuto con la sarcitura delle due lacune secondo la tecnica tradizionale del calcestruzzo romano, attraverso la costruzione di una centina continua in tavole di legno all’intradosso della volta, cassaforma per il getto delle integrazioni. Sopra la centina è stato predisposto uno strato di polistirolo con sabbia negli interstizi per consentire la miglior posa degli scheggioni lapidei, preventiva al getto (fig. 5).

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Fig. 5 Varignano Vecchio. La volta a monte con le lacune integrate

La volta a valle, completamente crollata è stata, invece, riproposta solo come copertura con una struttura in acciaio zincato e travi del tipo IPE centinate, secondo la sagoma dell’intradosso antico (fig. 6).

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Fig. 6 Varignano Vecchio. La volta a valle

Fra il settembre 2007 e il febbraio 2009 è stato possibile completare l’intervento con il consolidamento adesivo degli intonaci interni ed esterni e con interventi di ripristino delle superfici antiche anche in relazione alle manomissioni subite nel tempo dal monumento (fig. 7).

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Fig. 7 Varignano Vecchio. Consolidamento degli intonaci interni

Il principio che ha guidato tutte le lavorazioni è stato quello del minimo intervento con l’uso di prodotti e materiali dalle caratteristiche affini a quelle originarie consentendo una chiara lettura di tutti gli interventi posti in essere. L’allestimento interno (figg. 8-9) e le sistemazioni esterne (fig. 10) hanno completato il lotto progettuale, consentendo la fruizione dello spazio antico recuperato nella sua volumetria e nella percezione strutturale.

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Fig. 8 Varignano Vecchio. La scala di accesso al percorso di visita

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Fig. 9 Varignano Vecchio. Il percorso di visita della navata a monte

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Fig. 10 Varignano Vecchio. L’accesso alla cisterna

Bibliografia

  • L. Gervasini, G. Rosati, La cisterna della villa romana del Varignano Vecchio alle Grazie di Porto Venere (SP). Il restauro e la musealizzazione, in L’innovazione per un restauro sostenibile (Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali, Ferrara 25-28 marzo 2009), Roma 2009, pp. 236-238.
  • L. Gervasini (a cura di), Architettura dell’acqua. La cisterna della villa romana del Varignano Vecchio, Firenze 2010.