Forlì (FO). Restauro dei reperti archeologici

Forlì. Fig. 9
Tipologia bene restaurato
Ceramiche, metalli, selci
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Forlì
Comune
Forlì
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna
Tipologia intervento
Restauro
Anno/i campagna/e di restauro
2009-2011
Responsabile di cantiere
Enrico Bertazzoli, Antonella Pomicetti, Mauro Ricci, Virna Scarnecchia, Micol Siboni, Monica Zanardi
Responsabile scientifico
Monica Miari
Datazione bene restaurato: DA
Fino al 900 a.C.
Datazione bene restaurato: A

Descrizione

LA NECROPOLI DELL'ETÀ DEL RAME DI VIA CELLETTA DEI PASSERI 

Nel 2009 è stata scoperta, alla periferia sud-occidentale di Forlì, la più estesa necropoli eneolitica dell'Emilia-Romagna (fig.1).

Forlì. Fig. 1

Fig. 1 – Forlì, necropoli di Celletta de' Passeri, corredo tomba 27
Le indagini archeologiche, svoltisi a più riprese tra l’estate del 2009 e quella del 2010, sono state dirette da Monica Miari della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna, condotte sul campo dalle ditte La Fenice Archeologia e Restauro e Akanthos S.r.l. e finanziate dal Ministero delle Infrastrutture.  Gli scavi hanno messo in luce più di 70 tombe a inumazione, ma l'esplorazione della necropoli è ancora incompleta, dal momento che essa prosegue oltre i confini dell'area interessata dai lavori.
I defunti erano sepolti distesi supini e recavano ai piedi, come corredo funerario, un recipiente ceramico, generalmente una brocca o un boccale (fig.2.)

Forlì. Fig. 2
 Fig. 2 – Forlì, necropoli di Celletta de' Passeri, la tomba 42 in fase di scavo e particolare del corredo ceramico
In alcune tombe erano deposti anche pugnali tipo Remedello (fig.3) e asce di rame, mentre ventitré tombe  hanno restituito punte di freccia in selce. In alcuni casi si è osservato, in fase di scavo, come le cuspidi fossero raggruppate una sull'altra, tanto da far pensare alla presenza, in origine, di una faretra in materiale deperibile.

Forlì. Fig. 3

Fig. 3 – Forlì, necropoli di Celletta de' Passeri, particolare del pugnale della tomba 64
Dalle osservazioni condotte in fase di scavo, infine, si è evidenziato come alcune sepolture presentassero chiare tracce di riapertura delle fosse in antico: la manipolazione e l'asportazione dei parti selezionate delle ossa del defunto pare quindi da ricondursi a pratiche rituali, ben note nelle necropoli eneolitiche dell'Italia centrale e meridionale, legate ad aspetti complessi del culto degli antenati.
Una fossa rettangolare, infine, situata al centro del gruppo orientale di sepolture, ha rivelato contenere  esclusivamente la sepoltura di un piccolo animale. L'analisi osteologica ha rivelato trattarsi della deposizione, volontaria e in giacitura primaria, di un cucciolo di cane, di età compresa tra i quattro e sei mesi. Nella preistoria italiana le deposizioni di cani costituiscono un fenomeno assai comune, attestato fin dal Neolitico antico ed in incremento nel corso dell'età del Rame, generalmente in relazione a tombe sia di adulti che di bambini. Nel caso di Forlì risalta il suo legame non tanto con un singolo individuo, quanto con la necropoli nel suo insieme. Ne risulta, quindi, accentuata la valenza simbolica e rituale che la sepoltura – forse il sacrificio – di un giovane esemplare di cane – doveva costituire per la comunità antica.


Monica Miari

IL RESTAURO

Il restauro del materiale ceramico (figg.4-6) si è rivelato piuttosto complesso in quanto gli oggetti si presentavano estremamente frammentati e costituiti da argilla poco cotta, particolarmente sensibile all’acqua e con seri problemi di coesione della materia. A causa dello stato di conservazione particolarmente critico della terracotta, durante lo scavo si è deciso di recuperare buona parte dei reperti in blocco, inglobati in pani di terra e senza effettuare nessun tipo di smontaggio, rimandando quindi tutti gli interventi successivi al restauro in laboratorio. In alcuni casi si è intervenuti invece applicando bende di garza con consolidante, in maniera tale che i frammenti risultassero coesi tra di loro (figg.4-5).                                   

Forlì. Fig. 4

Forlì. Fig. 5
Tutto questo ha richiesto in un secondo tempo, un lungo intervento di consolidamento preventivo, propedeutico all’eliminazione del terreno di scavo, per garantirne la tenuta. Successivamente le varie sezioni recuperate sono state sottoposte a pulitura con soluzione idroalcolica, eliminazione delle garze di rinforzo, consolidamento, ricerca e incollaggio dei frammenti, integrazione formale e pittorica (figg.6-7).

Forlì. Fig. 6

Forlì. Fig. 7
I reperti metallici in bronzo (figg.7-9), anche se integri nella maggior parte dei casi, hanno richiesto particolare attenzione durante le fasi di pulitura a causa dello stato di conservazione delle superfici.  Gli oggetti sono stati sottoposti a bagni desalinizzanti in acqua distillata, pulitura meccanica con bisturi e frese di vario tipo, trattamento per l’inibizione della corrosione, incollaggi dei frammenti, consolidamento e protezione finale (figg.8-10).

Forlì. Fig. 8

Forlì. Fig. 9

Alcuni reperti in metallo, particolarmente compromessi perché incoerenti dal punto di vista materico, sono stati esposti inglobati in un particolare materiale plasmabile, modellato per garantirne il supporto e  facilitarne la leggibilità ( fig.9).
Le punte di freccia in selce (fig.10), liberate dal terreno di scavo, sono state lavate con acqua e pulite a bisturi.

Forlì. Fig. 10

Mauro Ricci, Virna Scarnecchia