Montefiore Conca (RN). Rocca Malatestiana. Restauro di reperti archeologici provenienti da discarica medioevale

Montefiore Conca. Fig. 1
Tipologia bene restaurato
Ceramiche, vetri, metalli
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Rimini
Comune
Montefiore Conca
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna
Tipologia intervento
Restauro
Sponsor
Comune di Montefiore Conca, Banca Popolare Valconca, Ceramiche Del Conca
Anno/i campagna/e di restauro
2009-2011
Responsabile di cantiere
Enrico Bertazzoli, Antonella Pomicetti, Mauro Ricci, Virna Scarnecchia, Micol Siboni, Monica Zanardi
Responsabile scientifico
Mauro Ricci
Datazione bene restaurato: DA
477 d.C. - 1492
Datazione bene restaurato: A
1493 - 1900

Descrizione

Le indagini archeologiche effettuate dal 2006 al 2008 hanno portato in luce importanti dati sulle antiche strutture del Rocca Malatestiana, restituendo anche una notevole mole di materiale ceramico, vetri e metallo.

Montefiore Conca. Foto aerea della Rocca Malatestiana e del borgo di Montefiore Conca (RN)

La mostra "Sotto le tavole dei Malatesta. Testimonianze archeologiche dalla Rocca di Montefiore Conca", allestita nella Rocca Malatestiana fino al 24 giugno 2012, espone una parte dei materiali ritrovati nelle discariche durante gli scavi nella Rocca. L'esposizione consente di ricostruire veri e propri frammenti della vita quotidiana nella rocca nei suoi tre secoli di occupazione da parte dei Malatesta prima e dei  Montefeltro poi, dagli inizi del ‘300 alla metà del ‘500. Gli scavi archeologici hanno portato in luce una serie di ambienti di servizio (cucine, magazzini, stalle) in uso fra i secoli XIV-XVI. L’aspetto più interessante di questa fase è dato dalla costruzione di una grande cisterna “alla veneziana”, collegata ad un impianto di recupero dell’acqua piovana. Questo era formato da grondaie di scolo che dal tetto, attraverso i muri perimetrali, scendevano fino alle cucine, dove l’acqua veniva filtrata e raccolta nel pozzo centrale. Quest’ultimo era dotato in origine di una vera esterna in mattoni e di un chiusino che veniva aperto ogni qual volta era necessario attingere acqua. All’abbandono della cisterna trecentesca fece seguito la costruzione, durante l’occupazione veneziana (1504-5), della seconda e più grande cisterna, ancora in uso all’interno della corte della Rocca.
Alla metà del ‘300 si datano anche le fosse da butto scoperte nelle cucine, vicino alla cisterna e nei magazzini. Si tratta di strutture interrate, in muratura con copertura a volta, formate ognuna da una camera completamente chiusa, priva di accesso e dotata solo di piccole caditoie o condotti a botola per lo scarico dei rifiuti. L’importanza del ritrovamento è data dai riempimenti. In queste camere era infatti gettato tutto quanto era giudicato “rifiuto”, dai resti di pasto, alle ceramiche, agli attrezzi da lavoro rotti o non più utilizzati, fino ai vetri di bottiglia o di bicchieri. I reperti recuperati sono stati oggetto di restauro da parte del Laboratorio di Restauro della Soprintendenza, con la collaborazione dell’Istituto Statale d’Arte delle Ceramiche di Faenza, di ditte di restauro e scavo (Wunderkammer e Katia Poletti) e  dei partecipanti ai due  “Cantieri-scuola di restauro ceramico” attivati  nelle estati del 2009 e 2010 dal Comune di Montefiore Conca, grazie al contributo di Enti esterni.

Restauro
I reperti ceramici d’uso e da mensa, da fuoco, maioliche arcaiche e rinascimentali, ceramiche graffite, invetriate, ecc. (figg.1-4)  sono stati sottoposti ai seguenti interventi di restauro: cernita dei frammenti e suddivisione delle diverse tipologie di materiale, eliminazione a secco dei depositi terrosi e di altra natura, lavaggio, essiccamento, consolidamento se necessario, ricerca e incollaggio dei frammenti, integrazione formale e pittorica.

Montefiore Conca. Fig. 1

Montefiore Conca. Fig. 2

Montefiore Conca. Fig. 3

Montefiore Conca. Fig. 4
I reperti metallici in ferro (pesi da bilancia, falcetti, roncole, forbici ecc.) hanno richiesto interventi di pulitura meccanica, consolidamento tramite infiltrazioni di resina, incollaggi dei frammenti, stabilizzazione della corrosione e protezione finale.
I reperti in bronzo (spilli, ditali, monete, monili e fibbie per cinture e calzature) sono stati sottoposti a bagni desalinizzanti, pulitura meccanica, trattamento per l’ inibizione della corrosione, incollaggi dei frammenti e protezione finale.
I vetri di varie dimensioni e colori (giallo, verde, azzurro, viola scuro, blu cobalto e incolore) sono costituiti da bottiglie, coppe, bicchieri troncoconici e calici, unguentari e oggetti da toletta femminile, orinali. I frammenti interessati da fenomeni di iridescenza e depositi organici, dopo essere stati sottoposti ad adeguata pulitura, sono stati incollati.
Per l’esposizione di alcuni manufatti sono stati progettati e realizzati specifici supporti in plexiglass. Inoltre  si è ritenuto opportuno alloggiare i reperti metallici all’interno di una vetrina dotata di un impianto di climatizzazione, in grado di garantire valori ottimali e costanti di temperatura e umidità relativa.

Informazioni scientifiche dei curatori della mostra Maria Grazia Maioli e Annalisa Pozzi (S.B.A.E.R.), Simone Biondi e Chiara Cesaretti (Tecne)
Foto dei reperti Roberto Macrì (S.B.A.E.R.)