Castenaso (BO). Necropoli di Marano di Castenaso. Restauro stele

Necropoli di Marano di Castenaso (BO). La stele a restauro concluso
Tipologia bene restaurato
Arredi - Arredi funerari - - Stele
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Bologna
Comune
Castenaso
Localizzazione specifica
Marano di Castenaso
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna
Tipologia intervento
Restauro
Sponsor
Contributo del Comune di Castenaso (BO)
Anno/i campagna/e di restauro
2007
Responsabile di cantiere
Antonella Pomicetti con la collaborazione di Micol Siboni e Mauro Ricci
Responsabile scientifico
Luigi Malnati, Caterina Cornelio Cassai
Datazione bene restaurato: DA
899 a.C. - 200 a.C.
Datazione bene restaurato: A

Descrizione

Restauro di stele funeraria in arenaria

Nell’inverno del 2007, in occasione della costruzione di nuove abitazioni in località Marano di Castenaso, all’immediata periferia di Bologna, sono state rinvenute tracce di frequentazione antropica riferibili all’età del Ferro. Le nuove indagini hanno individuato, dapprima, un segnacolo tombale, quindi alcune fosse, pertinenti - come si è poi appurato con lo scavo archeologico - a sepolture.

Nel corso dello scavo, affidato dalla committenza alla ditta Fenice archeologia e restauro e diretto dall’allora Soprintendente Dott. Luigi Malnati e dalla Dott.ssa Caterina Cornelio, della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, sono state riportate in luce nove sepolture, tutte contrassegnate da segnacolo funerario, databili al VII e VI secolo a.C.

La stele soprannominata “Delle Spade” si presentava adagiata sul terreno, in posizione obliqua rispetto alla linea di terra, con il lato posteriore rivolto verso l’alto, ed era fratturata in tre parti. Tutto intorno i ciottoli del tumulo che, insieme alla stele, erano sprofondati all’interno della cassa lignea contenente il corredo (foto 1).

Necropoli di Marano di Castenaso (BO). La stele sullo scavo

Foto 1 La stele sullo scavo                                

Il materiale costitutivo, l’arenaria, è una roccia sedimentaria che si forma per litificazione di originarie sabbie di natura sia marina che alluvionale.

Il prelievo dallo scavo, coordinato dai restauratori della Soprintendenza, è avvenuto creando sul retro - non decorato - un supporto rigido con bende gessate, avendo cura di proteggere preventivamente la superficie con più strati di pellicola trasparente. Prima di avviare qualsiasi operazione di restauro, è stato redatto un progetto d’intervento che ha scandito modi e tempi, definendo con precisione il programma che si intendeva attuare. In questa fase del lavoro ci si è avvalsi della collaborazione di diverse professionalità quali archeologi, esperti in diagnostica dei beni culturali, restauratori, disegnatori, fotografi, progettisti di strutture per la musealizzazione.

I principi base che hanno regolato l’intervento conservativo sono la reversibilità dell’intervento, la durabilità e stabilità nel tempo dei prodotti usati, la compatibilità degli stessi col materiale costitutivo, la salvaguardia della possibilità di intervenire con ulteriori interventi conservativi (ritrattabilità) e il principio del minimo intervento e minima invasività.

Il progetto d’intervento ha posto l’accento sulle principali problematiche evidenziate dall’osservazione macroscopica della superficie, prendendo in esame e sviluppando i seguenti aspetti:

-Documentazione sulle fasi del rinvenimento e del prelievo.

-Relazione dell’archeologo.

-Documentazione fotografica particolareggiata dello stato di fatto pre restauro (presunte tracce di policromie, aree degradate, tracce di lavorazione).

-Indagini diagnostiche preliminari su presunte tracce di policromie, caratterizzazione del materiale lapideo e cause del degrado.

-Prove in situ condotte su aree circoscritte ma rappresentative del manufatto volte a individuare la corretta metodologia dell’intervento di restauro (pulitura, consolidamento ecc.) sulla base dei risultati delle indagini eseguite.

-Intervento di restauro, con preconsolidamento localizzato delle zone decoese del materiale lapideo, pulitura della superficie, consolidamento, incollaggio dei frammenti e stuccature. (foto 5)

Necropoli di Marano di Castenaso (BO). La stele a restauro concluso

Foto 5 - La stele a restauro concluso                                

-Progettazione e realizzazione di supporto per l’esposizione in sicurezza della stele.

Stato di conservazione preliminare all’intervento di restauro/ Diagnostica

La superficie appariva, in entrambi i lati, ricoperta da uno strato di argilla (ben adeso al substrato) che celava alcuni particolari del bassorilievo. (foto 2-3)

Necropoli di Marano di Castenaso (BO). Prima dell’intervento di pulitura

foto 2 prima dell’intervento di pulitura

Necropoli di Marano di Castenaso (BO). Dopo l’intervento di pulitura

foto 3 dopo l’intervento di pulitura

Il manufatto era localmente interessato incrostazioni di natura calcarea fortemente ancorate alla superficie, in una porzione del disco decorato, la disgregazione granulare della pietra aveva causato la perdita di alcuni elementi decorativi. In alcune zone del bassorilievo, l’arenaria si presentava con una cromia che ha fatto supporre che la stele recasse tracce di colore.

Le analisi per identificare la presenza o meno di residui di policromia sono state eseguite dal Prof. Pietro Baraldi del Dipartimento di Chimica dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Sono stati eseguiti alcuni microprelievi nei punti precedentemente individuati a rappresentare la cromia evidente sulla pietra.

Per una più precisa ricerca di policromia superstite è stato fatto riferimento alle indagini sul materiale lapideo costitutivo della stele (arenaria) per verificare quali fossero i componenti normalmente presenti in esso. Il prof. Stefano Lugli, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Modena e Reggio Emilia che ha eseguito le analisi sull’arenaria, identifica nelle sezioni lucide gli stessi componenti identificati con la Microscopia Raman sui presunti residui di policromia. (foto 4)

Necropoli di Marano di Castenaso (BO). Presunte tracce di policromia oggetto di indagini diagnostiche

foto 4 presunte tracce di policromia oggetto di indagini diagnostiche

Allo stato attuale delle indagini archeometriche non si hanno prove sufficienti per affermare che la stele fosse policroma”.

Progetto per la musealizzazione della stele

La musealizzazione della stele è frutto della collaborazione, ciascuno per le proprie competenze, tra chi scrive e i progettisti, BFA Bartolini Fiamminghi Architetti.

Il progetto espositivo è stato condizionato dalla scelta di non utilizzare un sistema di perni per ricomporre i tre frammenti della stele. Per esaltare al massimo le qualità materiche e i rilievi di lavorazione della stele è stata scelta una luce a spot radente. (Foto 6) 

Necropoli di Marano di Castenaso (BO). La stele collocata sul supporto

Foto 6  la stele collocata sul supporto

La stele è esposta al pubblico nel MUV, Museo della Civiltà Villanoviana, a Villanova di Castenaso a poca distanza dal luogo del ritrovamento.