Teolo (PD), Castelnuovo di Teolo. Sondaggi presso il sito neolitico

Castelnuovo di Teolo_ Accesso all'area degli scavi dalla strada sterrata che costeggia il versante NE del Monte Pendice
Site typology
Insediamento
Region / State
Veneto
Province
Padova
Municipality
Teolo
Exact location
Castelnuovo di Teolo
Coordinates
32TQR115234 (coordinata x); sistema di riferimento: UTM; base di riferimento: IGM 64a
Competent institute-office
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Excavation typology
Conduzione diretta
Sponsor
Parco Regionale dei Colle Euganei, Comune di Castelnuovo di Teolo
Funding type
Regione Veneto L.R. 17/1986
Funding extent
euro 10.000,00
Year of excavation
2011
Site supervisor
Claudio Balista, Elena Natali
Scientific responsible
Vincenzo Tiné
Dating from
Fino al 900 a.C.
Dating to

Description

2011

Sono stati aperti n. 4 saggi investigativi lungo la strada sterrata che costeggia il versante NE del Monte Pendice, alla base della parete nota come "Sasso di S. Biagio" o "Sasso del Prete".

Castelnuovo di Teolo. Strada sterrata che costeggia il versante NE del Monte Pendice

Le nuove indagini avevano come fine la definizione della consistenza e delle caratteristiche del deposito archeologico di questo importante sito, già oggetto di due campagne di scavo negli anni Sessanta, durante le quali era stata recuperata una grande quantità di manufatti antropici rimescolati e pertinenti ad epoche diverse (Neolitico, Età del Bronzo, Età medievale).

I nuovi sondaggi hanno messo in luce l’esistenza di un articolato deposito archeologico, riferibile principalmente alla fase recente del Neolitico e specificatamente all’orizzonte culturale VBQ 3 con elementi associati di tipo Chassey-Lagozza (fine V millennio a.C. in cronologia assoluta calibrata). Più rarefatte appaiono le attestazioni di una frequentazione durante l’Età del Bronzo, il cui ambito cronologico specifico rimane ancora da puntualizzare.

In base ai quattro sondaggi condotti e ad una serie di carotaggi è stato possibile ipotizzare la presenza dei depositi archeologici e circoscriverli in un’area compresa tra i saggi II, III e IV, la parete di roccia e la base della scarpatina sopra cui è stata impostata la strada asfaltata.

Castelnuovo di Teolo. Posizionamento dei quattro saggi investigativi e, in giallo, la presunta estensione dei depositi archeologici

Il deposito archeologico appare particolarmente ampio e ben conservato in corrispondenza del saggio II dove i livelli pre- e protostorici appaiono ricoperti da un’imponente livello di frana, US 1, avvenuta in età medioevale. US 2 resta, per il momento, genericamente attribuibile all’Età del Bronzo; al di sotto sono documentati ben sette livelli attribuibili al Neolitico Recente.

Castelnuovo di Teolo. Saggio II: sezione stratigrafica

Fra questi ultimi si distinguono tre strati di colluvio (UUSS 3, 4, 29) di cui uno (US 3) pertinente ad una fase di distruzione e trasporto residuale di strutture abitative lignee e intonacate, presumibilmente poste più a monte, in prossimità della parete rocciosa. I sottostanti livelli, UUSS 30, 38 e 51 sembrano essere, invece, in giacitura primaria e rappresentare diverse fasi di scarico in situ avvenute durante la frequentazione antropica e diretta anche di quest’area.

Per quanto riguarda la produzione fittile si nota come negli strati inferiori (UUSS 52, 38, 51 e 30), accanto alla prevalente ceramica di impasto grossolano (forme con bordo e/o cordone a tacche), siano ben attestati gli elementi più tipicamente VBQ (vasi a bocca quadrilobata, spesso ornati da motivi a zig-zag, a triangoli campiti, ecc.); in questo contesto gli elementi di origine occidentale sono piuttosto rari.

Castelnuovo di Teolo. Ceramica di impasto neolitica   Castelnuovo di Teolo. Ceramica di impasto neolitica

Nei livelli superiori (UUSS 29, 4 e 3), invece, si nota una progressiva diminuzione dei recipienti a bocca quadrilobata e un impoverimento generale delle sintassi decorative; a tale fenomeno corrispondono un aumento dei motivi plastici costituiti non solo da cordoni ma anche da bugne e pasticche, talvolta in sequenza, e un'incidenza maggiore delle tipologie di tradizione chasseana, particolarmente ben documentate nell'US 4. Dall'US 29, in particolare, proviene un frammento di recipiente troncoconico, decorato da una serie di cordoni paralleli scanditi da impressioni digitali che trova puntuali confronti nei complessi tardo-neolitici trentini di Fiavé 1 e Isera-La Torretta (fase 3) datati, in cronologia calibrata, tra 3800 e 3600 BC.

Sono stati recuperati anche quattro frammenti pertinenti ad altrettante pintaderas realizzate in ceramica di impasto, che presentano diverse tipologie decorative: linee parallele, motivi a graticcio, a spirale e a chevrons.

Castelnuovo di Teolo. Frammenti di pintaderas

L'industria litica è caratterizzata da un uso generalizzato di materie prime locali con pochi elementi probabilmente di importazione dall’area prealpina. Sotto il profilo tipologico appare confermata la prevalenza dei grattatoi su tutti gli altri strumenti, seguiti da bulini e foliati. Di particolare interesse sembra essere l’assetto tecnologico che, per quanto ancora non sia stata effettuata un’analisi quantitativa, sembra mostrare una marcata trasformazione dai livelli più bassi (UUSS 52, 38, 51, 30 e 29) a quelli superiori (UUSS 4 e 3): nelle unità più profonde l’industria litica è caratterizzata da una produzione di schegge mentre nei livelli superiori si passa a un’industria prevalentemente lamellare ottenuta anche con l’utilizzo della tecnica a pressione. Tale fenomeno, associato ad un progressivo aumento della tecnologia laminare, è in linea con le tendenze generali che caratterizzano il VBQ a incisioni e impressioni a cavallo tra Neolitico recente e Tardoneolitico nel Triveneto. L’introduzione della tecnologia laminare nell’ambito del VBQ a incisioni e impressioni, caratterizzato da una prevalente produzione di schegge, ripropone il tema dei contatti con la tradizione occidentale di stampo Chassey, portatrice di una tecnologia laminare a pressione.

Vincenzo Tiné

Bibliography / Cartography

I nuovi scavi devono ancora essere editi; per le precedenti pubblicazioni vedi:

  • R. Battaglia, Preistoria del Veneto e Friuli-Venezia-Giulia, a cura di O. Acanfora, Bollettino di Paletnologia Italiana, 1958-59, vol. 67-68, pp. 273.
  • F. Rittatore Vonwiller, V. Fusco, A. Broglio Abitato con vasi a bocca quadrilobata a Castelnuovo di Teolo (Colli Euganei), Atti della VIII e IX Riunione Scientifica dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Trieste, 19-20 ottobre 1963; Calabria 6-8 aprile 1964), 1964, pp. 165-185.