Corciano (PG). Scavo paleontologico

Corciano: lo scavo
Site typology
Mammalofaune fossili
Region / State
Umbria
Province
Perugia
Municipality
Corciano
Exact location
Ellera
Coordinates
43°05’57”N, 12°18’13”E
Competent institute-office
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria
Excavation typology
Conduzione diretta
Sponsor
PAC 2000A Conad
Funding type
Fornitura gratuita di operai e mezzi nel corso del lavoro di scavo non valutabili.
Year of excavation
2011
Site supervisor
Marco Cherin (Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Perugia)
Scientific responsible
Maria Cristina De Angelis
Dating from
Fino al 900 a.C.
Dating to

Description

A partire dal 19 Aprile e fino all'inizio di Agosto 2011 la Soprintendenza per i Beni Archeologici per l'Umbria, con il supporto scientifico del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Perugia, ha coordinato un recupero paleontologico nel sito "ex-Quasar" presso Ellera (Corciano, PG), laddove sono in corso i lavori per la costruzione di un centro commerciale del gruppo PAC2000A Conad.

Le prime segnalazioni riguardanti la presenza di ossa fossili nel cantiere si devono alla dott.ssa Tiziana Caponi, archeologa collaboratrice della Soprintendenza, che ha immediatamente allertato gli organi di competenza. La Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria, immediatamente intervenuta, ha richiesto la stretta collaborazione dei ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra che hanno compiuto una serie di ricognizioni sul posto, per raccogliere dati e campioni utili alla caratterizzazione dell'affioramento. In particolare, sono intervenuti il dott. Fausto Pazzaglia, stratigrafo e sedimentologo, la dott.ssa Nicoletta Buratti, palinologa, il dott. Roberto Bizzarri, sedimentologo, e il dott. Marco Cherin, paleontologo dei vertebrati, che ha diretto il recupero del materiale fossile con il supporto tecnico del personale della Soprintendenza. Il gruppo è stato coordinato dal prof. Massimiliano Barchi, responsabile delle ricerche sul Plio-Pleistocene, e dal prof. Roberto Rettori, paleontologo.

Il recupero delle ossa fossili, che ha visto sin dall'inizio la piena collaborazione dei responsabili e degli operai del cantiere, è avvenuta in tre fasi. Dapprima si è proceduto alla raccolta d'urgenza del materiale sparso sulla superficie di calpestio; quindi si è passati a una ricerca meticolosa delle ossa all'interno delle buche scavate per i plinti di fondazione del futuro centro commerciale; infine, sono stati estratti tre accumuli di ossa di grosse dimensioni ritrovate in stretta connessione, per le quali è stata necessaria la rimozione degli interi blocchi d'argilla inglobante, onde conservare l'originale assetto dei reperti nel sedimento.

Lo scavo ha portato al recupero di numerosissimi resti di vertebrati fossili, soprattutto mammiferi e secondariamente uccelli e rettili (circa 200 campioni in totale). Tra i mammiferi maggiormente rappresentati vi sono l'ippopotamo (Hippopotamus antiquus), i cervi (Axis eurygonos e un'altra grossa specie ancora indeterminata), il cavallo (Equus sp.), una grossa antilope (Leptobos sp.) ed il pachiderma Mammuthus meridionalis. Degna di nota, tra i rettili, la presenza della testuggine palustre Emys orbicularis.

Le ossa fossili erano localizzate all'interno di livelli argillosi affioranti nella parte bassa della successione stratigrafica. In particolare, sono state individuate due associazioni tafonomicamente distinte: la prima, costituita da ossa in buono stato di conservazione, si trovava all'interno di un livello argilloso poco alterato, di colore grigio-azzurro; la seconda, caratterizzata, invece, da ossa molto danneggiate, è stata rinvenuta in un paleosuolo, ossia in un livello di argille molto alterate, di colore bruno, con abbondanti tracce di radici vegetali e noduli di CaCO3.

Benché tafonomicamente distinte, le due associazioni sono interpretabili come faunisticamente omogenee, essendo costituite dai medesimi taxa. Dal punto di vista biocronologico, esse possono essere riferite al Pleistocene inferiore. In particolare, la fauna di Ellera non può essere più antica di circa 1.5 milioni di anni, a causa della presenza del piccolo cervide Axis eurygonos, che compare in Italia, per l'appunto, durante l'Unità Faunistica Farneta.

Dal punto di vista paleoambientale, le osservazioni preliminari condotte sui depositi affioranti portano a ipotizzare che l'area fosse occupata da una pianura alluvionale più o meno ampia, interessata dalla presenza di aree alternativamente sommerse ed emerse. Le acque superficiali dovevano essere particolarmente ricche di carbonato di calcio, come testimoniato dall'abbondante presenza di rocce carbonatiche continentali (calcareous tufa, un particolare tipo di travertino tipico di ambienti temperato-caldi).

Marco Cherìn